DAN GURNEY
Presidente di AAR, costruttore di DeltaWing
Una leggenda del motorsport in America, la carriera sportiva di Dan Gurney è legata alle quattro vittorie nel Gran Premio (inclusa la prima vittoria al GP per Porsche, Brabham e il suo chassis Eagle). Dopo aver vinto per Ford a Le Mans nel 1967, Gurney ha inaugurato una tradizione sportiva: è stato il primo uomo a spruzzare champagne dal podio.
Cosa ti ha colpito del progetto DeltaWing?
Il suo aspetto insolito. DeltaWing adotta i principi della fisica applicata riconosciuti già da tempo... ma li utilizza come nessuno prima di Ben (Bowlby) aveva fatto. Inoltre, mi sembrava che potesse davvero cambiare radicalmente le gare IndyCar. Questo è ciò che mi ha attratto maggiormente.
Hai mai avuto il dubbio che non funzionasse?
Inizialmente si, ma parlare con Ben mi ha motivato ad abbracciare il progetto. Io avevo dei dubbi e Ben aveva sempre ottime risposte ad ogni mia domanda. Così, dopo aver fallito nel tentativo di scovare le lacune del prototipo, ho finalmente capito che aveva ragione. In quel momento ho compreso che l'unico modo per portare avanti il progetto era costruire la vettura e dimostrarne la validità. Io adoro le sfide!
Sei stato testimone dei talentuosi designer e gli innovativi pensatori della tua epoca. Ben è altrettanto bravo quanto quei grandi personaggi del calibro di Colin Chapman e Jim Hall?
Direi di si, lo inserirei in quella categoria. Come Colin Chapman, Ben ama le sfide ed è un grande dal punto di vista ingegneristico e concettuale. Ma Ben è forse ancor più tenace di Colin. DeltaWing è una gran bella storia, ma c'è ancora molto da raccontare.
Com'è nata la collaborazione con All American Racers?
Per molto tempo ho seguito con interesse lo sviluppo del design Indycar di Ben e, da ingegnere, ero affascinato dal suo aspetto futuristico e dalle sue potenzialità. Quando DeltaWing è sta esclusa da Indycar, ho chiesto Ben di venire in California per discutere sul futuro del progetto. Dopo una lunga conversazione a cena, eravamo entrambi d'accordo che un'eccezionale capacità commerciale da sola non basta a far decollare il progetto - qualcuno doveva disegnare e costruire la vettura completa per dimostrare la validità del prototipo. Dopo un lungo esame di coscienza, io e mio figlio Justin (CEO di AAR) ci siamo offerti di coinvolgere AAR in questa sfida qualora si fosse presentata l'occasione giusta. Quando il progetto del 56° garage è apparso all'orizzonte, AAR ha dato la svolta decisiva, costituendo un centro design nei propri uffici, autorizzando Ben e il suo staff a procedere, aggiungendo i propri uomini e le proprie risorse, nella speranza che i finanziamenti si sarebbero materializzati in tempo. Dal primo giorno, abbiamo lavorato sotto la pressione delle scadenze e, negli ultimi mesi, si è respirata un'atmosfera frenetica ma costruttiva, equiparabile a quella dei tempi migliori di AAR, quando costruiva rivoluzionarie vetture da corsa.
Le Mans è forse il palcoscenico pubblico più importante al mondo. Una scelta coraggiosa per un debutto.
Ebbene si. Potrebbe essere un grande successo o una grande sconfitta, ma non sono preoccupato. Abbiamo visto tantissime persone venire a Le Mans e andar via con la coda tra le gambe, ma non credo che andrà così. Sono fiducioso che raggiungeremo tutti gli obiettivi che Ben e il resto della squadra hanno stabilito.
Com'è stata accolta la vettura dall'ACO (gli organizzatori di Le Mans)?
Fin dal principio ero consapevole che se la ACO e la FIA non ci avessero sostenuti, DeltaWing non sarebbe andato molto lontano, per cui mi sono raccomandato con loro di mantenere una mentalità aperta e dare al progetto almeno una chance. Presto smetteremo di parlare e staremo a vedere ...
Qual è l'obiettivo a Le Mans?
Arrivare al traguardo senza problemi sarebbe il massimo. L'ACO è stata prudente e diplomatica nel permetterci di correre fuori gara: se DeltaWing andrà molto bene, non correremo il rischio di penalizzare coloro che hanno investito molto denaro per partecipare e vincere. Comunque è dura: il pilota che è in noi vorrebbe correre per vincere! Ma intendiamo rispettare i limiti che ci hanno indicato.
Che ne pensa del coinvolgimento di Nissan?
Sono molto contento che un costruttore sia salito a bordo. E' una mossa coraggiosa per Nissan, ma il mondo ha bisogno di coraggio. Se raggiungeranno gli obiettivi che si sono prefissati, saranno estremamente contenti. E lo saremo anche noi.